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Santana Cajal

Santana Cajal è il nome scelto per il fuoristrada con cui la storica marca spagnola torna a presidiare uno dei segmenti più autentici dell’automobile: quello dei 4×4 pensati per uscire davvero dall’asfalto. Il modello sarà presentato il 15 luglio a Linares e arriverà sul mercato nella seconda metà del 2026, con motori benzina e diesel, cambio automatico e trazione integrale permanente.

Non è solo il debutto di un nuovo SUV. È un passaggio rilevante per un marchio che ha costruito la propria identità attorno a mezzi robusti, semplici da capire e capaci di lavorare lontano dalle città. In un mercato dove la parola fuoristrada viene spesso usata per crossover dalla sola immagine avventurosa, Santana prova a rimettere al centro una formula più concreta.

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Il Cajal sarà assemblato nello stabilimento Santana Factory di Linares, città andalusa che ha rappresentato per decenni un riferimento della produzione off-road europea. La rinascita del marchio passa dall’accordo con il gruppo cinese BAIC, che permetterà di assemblare in Spagna una nuova famiglia di SUV e fuoristrada in formato SKD, cioè a partire da kit forniti dalla casa asiatica.

Il legame con BAIC non cancella però il senso industriale dell’operazione. Riportare produzione, occupazione e competenze in una fabbrica rimasta ferma per anni è un valore concreto, soprattutto in un’Europa dell’auto che rischia di perdere pezzi della propria capacità manifatturiera. Il punto non è fingere che il progetto nasca da zero, ma capire se una piattaforma globale possa diventare la base per ricostruire un’identità locale e una filiera.

Santana ha già riavviato la produzione a Linares con i pick-up 400D e 400 PHEV. L’accordo con BAIC prevede l’assemblaggio di cinque nuovi modelli dal 2026, tra SUV compatti, medi e grandi.

Il Santana Cajal nasce dalla base del BAIC BJ40 Pro, uno dei fuoristrada cinesi più vicini alla concezione tradizionale del 4×4: carrozzeria squadrata, impostazione robusta e proporzioni lontane dai SUV urbani. Il nuovo Santana misura circa 4,7 metri di lunghezza, 1,9 metri in larghezza e altezza, con un passo di 2,7 metri e abitacolo previsto per cinque persone.

La scheda tecnica anticipata parla di una struttura con telaio separato, trazione integrale permanente e, secondo le informazioni disponibili, riduttore e blocchi differenziali. Elementi che indicano una precisa direzione: il Cajal non vuole limitarsi ad avere un look da off-road, ma ambisce a un utilizzo più impegnativo su sterrati, fango, neve e percorsi rurali.

Per il modello derivato dal BJ40 sono indicati angoli di attacco di 37 gradi, dosso di 23 gradi e uscita di 31 gradi, oltre a 220 mm di altezza da terra e una capacità di guado fino a 800 mm. Dati che, se confermati anche per la versione Santana definitiva, posizionerebbero il Cajal in un territorio sempre meno frequentato dalle auto moderne.