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Porsche Mission S

È qui per restarci e non come semplice esercizio di stile. Men che meno come una hypercar in tiratura limitata, visto che da Porsche Mission S deriverà un modello stradale posizionato al di sopra della gamma 911 e “ordinariamente” a listino. Il primo frutto del piano industriale Sportwagenschmiede 35 è stato svelato: una Porsche a motore posteriore centrale, sviluppata in soli 8 mesi e che mantiene ancora il mistero sul propulsore installato lì dietro, internamente al passo e non a sbalzo, come la famiglia boxer 6 cilindri nota su 911.

Il richiamo a un particolare della 917 da corsa, la ventola a vista per il raffreddamento del motore, al centro di un complesso e affascinante volume posteriore, potrebbe suggerire un’architettura simile a quel progetto degli anni Settanta e Ottanta: un motore boxer, un otto cilindri nel caso di Mission S, anziché il 12 della vettura che vinse in serie a Le Mans.

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Non si tratta di una visione di stile creata intorno a una piattaforma “presa in prestito” da altri brand della grande famiglia Volkswagen. Porsche è stata molto chiara in merito: la piattaforma è una progettazione nuova, flessibile per accogliere motori termici e ibridi (non è previsto l’elettrico), a motore centrale e senza alcun legame con il mondo Lamborghini – che ha dato vita, invece, alla hypercar Audi Nuvolari -.

I modelli che hanno ispirato la casa di Zuffenhausen nel realizzare Mission S sono la 911 GT1 di metà anni Novanta, la successiva Carrera GT ma anche la 917 e la 959 per il disegno dell’aerodinamica in coda.

I punti focali del design, estremamente pulito, sono gli archi passaruota anteriori a siluro, con i fari un po’ di scuola 911, un po’ 718, completati da un trattamento aerodinamico come si conviene a una supersportiva, tra superfici scavate e deviatori di flusso intorno alle ruote anteriori; soluzioni che in coda raggiungono un livello elevatissimo di elaborazione e integrazione, per come i passaruota si estendono in basso, ai lati dei terminali di scarico, diventando paratie del diffusore. Nella parte superiore, invece, è l’integrazione con l’ala mobile a creare superfici pulite, un’ala che da chiusa incornicia il volume bombato e curvo che chiude la linea del tetto.

L’andamento di scuola 911 nella linea dei finestrini è stato ripensato con una funzione aerodinamica dei montanti aperti per guidare l’aria verso il centro della vettura, il cofano motore, e alimentare il piano centrale dell’ala posteriore.

Al design mozzafiato degli esterni fa da contraltare un abitacolo che ha nell’essenzialità il tratto distintivo. Richiama la Porsche 550 Spyder, presentata sullo stesso molo del Queen a New York, vista Grande Mela, nel 1953.

Niente infotainment, chi proprio avrà bisogno dell’abc delle funzioni potrà averle collegando il proprio smartphone alla vettura, sul supporto MagSafe al centro della plancia. La leva del cambio c’è come se fosse un manuale, è un sequenziale, per sottolineare il lato analogico del progetto Mission S, ribadito dai pochi comandi fisici e dalla lancetta del contagiri. Un elemento, tra i 5 storicamente Porsche, in grado a seconda della modalità di guida, di muoversi longitudinalmente e avvicinarsi al pilota per una concentrazione maggiore nella guida in pista.